martedì, novembre 27, 2007

You, the living (Du levande)
di Roy Andersson, 2007


Sette anni dopo Songs from the second floor, il regista svedese ritorna al suo cinema fatto di pochi e interminabili quadri a camera fissa, e di personaggi fantasma che girovagano tra le ultime vestigia della nostra civiltà.

Questa volta la scelta di Andersson è di rendere il suo discorso più implicito e allo stesso tempo empirico, riaccollandosi sulle spalle il pesante fardello del presente, e facendo fuoriuscire i personaggi da una realtà (altrettanto grigia e funerea) soltanto nella forma del sogno: così, gli unici sfoghi surrealisti sono quelli propriamente onirici. E meravigliosi: uno, il transfert di un senso di colpa sociale (legato forse addirittura ad una visione disincantata della lotta di classe); l'altro, la sublimazione di una delusione amorosa.

Se molta della forza sovversiva del film precedente si acquieta (mancano sequenze che abbiano metà della forza di quella del sacrificio umano in Songs), donando ahinoi al film quell'effetto soporifero da cui il film del 2000 era riuscito del tutto (e miracolosamente) a sfuggire, la scelta di cedere più spesso alla mobilità (che non è affatto horror vacui: anche qui i movimenti della macchina da presa contano sulle dita di una mano) dimostra la capacità di Andersson di penetrare (letteralmente) le sue visioni, mostrando peraltro - e quasi nessuno lo fa più - la portata, non solo teorica ma anche emozionale, di un carrello.

Il cinema di Andersson rimane comunque qualcosa di estremamente prezioso, non solo perché ancora bellissimo a vedersi, anzi ancora impressionante sotto il profilo visivo, ma anche perché è un oggetto assolutamente alieno rispetto al cinema europeo, che nelle sue forme "autoriali" ha solo da imparare dalla strenua coerenza (anti-commerciale di principio: bisogna accettarlo) di Roy Andersson.

Un plauso a Ladyfilm per aver avuto, a modo loro, il coraggio di distribuirne qualche copia nelle nostre sale.
un post di kekkoz alle ore 10:40 | Permalink | commenti (6) | tags: svezia


mercoledì, ottobre 24, 2007

Songs from the second floor (Sånger från andra våningen)
di Roy Andersson, 2000


In una plumbea città in cui un inspiegabile traffico e un interminabile corteo di flagellanti sembra aver bloccato ogni via di fuga, alcuni personaggi, con il passo e il colorito dei cadaveri, si aggirano vittime della catastrofe che essi stessi hanno causato, mentre il mondo affoga nella follia e affida le sue ultime speranze alla pura irrazionalità, e mentre il poeta, che con le parole di César Vallejo è "colui che sta seduto" (come la macchina da presa di Andersson), l'unico ad avere il filtro con cui osservare impassibile questo disperato e grigio armageddon, soffoca la sua impotenza silenziosa nel letto di un ospedale psichiatrico, e guarda l'apocalisse tra le lacrime.

Tra citazioni inaspettate (quella esplicita del pythoniano Senso della vita) e suggestioni simboliste che si rifanno alla satira surrealista di Luis Bunuel, con la sua terrificante coerenza stilistica (il film è un alternarsi di "quadri", a camera fissa - con l'eccezione di un carrello all'indietro sulla banchina di una stazione - e con una profondità di campo prospettico portata spesso al parossismo) e la resa scenografica e fotografica che lascia senza parole, il film dello svedese Andersson è sì un oggetto "strano e curioso": ma non si ferma affatto a compiacersi della propria bizzarria, anzi riesce a trasformare la sua complessa visionarietà in un acceso pamphlet sulla contemporaneità di fronte a cui è difficile rimanere indifferenti.

Comunque la si veda, che si apprezzi o meno il suo spirito caustico, saggiamente sornione nonostante tutto, a suo modo poetico, divertito ma profondamente crudele nei confronti di un'umanità (nordeuropea, ma non specificamente) condannata all'apocalisse dalla loro stessa disumanizzata società capitalistica, Songs from the second floor è un film che va assolutamente recuperato, non fosse altro che per la maestosità visiva, che è quasi ingrato riprodurre sugli schermi casalinghi. Ma c'è molto altro.


Ne parlò poco tempo fa il magnifico Contenebbia in questo post.
un post di kekkoz alle ore 12:30 | Permalink | commenti (13) | tags: svezia


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