domenica, giugno 03, 2007

[apollineo vs dionisiaco - 2]



Grindhouse - A prova di morte (Death proof)
di Quentin Tarantino, 2007


[spirito apollineo]

La mia recensione su Cinema4Stelle.
che dovrebbe brevemente esaurire l'interesse di chi passa di qui e vuole leggere giusto due parole su Death proof al di là di quelle quattro pallette e mezza, visto che nell'attesa di fare questo post sembra si possa parlare di una vera guèra, mentre per tutti gli altri c'è ovviamente lo


[spirito dionisiaco]
ovvero un lungo, sostenuto ma non sempre serissimo dialogo avvenuto venerdì mattina via email tra il sottoscritto e il Molto Esimio Dott. Manu di secondavisione, in sala con me la sera precedente, i cui interventi, spesso illuminanti, potrete leggere nell'elegante color maròn - e il primo che viene a dire che trascrivere un dialogo su due persone che la pensano allo stesso modo è inutile lo strozzo


Visto che ieri non abbiamo potuto approfondire: il film di Tarantino è meraviglioso. Lui è un genio, talmente avanti che nemmeno lui lo sa. Ciao.
Io quando esco dalla sala raramente ho un'opinione su un film, mi viene dopo un quarto d'ora. Ahah. Comunque il film è incredibile, sono d'accordo. Poi non so se meraviglioso, ma che spettacolo, dio mio. Devo ancora maturarlo, e soprattutto VA visto in lingua originale (mai visto un doppiaggio del genere su un film di questo profilo). Baci.
MMhh. Temo che in lingua si trovi nella versione più corta. Per ora, perlomeno. Fidati, meraviglioso. Ti convincerei lo so. Se non altro perché c'è Kurt Russell.
Ahah, sono sicuro che mi convinceresti (ma non ce n'è bisogno, se mi trattengo è solo perché la mia ragazza ha frenato un po' i miei entusiasmi, altrimenti mi sarei già comprato quella cazzo di macchina e starei sfrecciando per la provincia uccidendo fighe). Quello che è certo, al di là di tutto ciò che è autoriflessivo nel film (cioé il 90% del film) è che non ho mai visto un inseguimento simile nella mia vita. Avevo letteralmente il culo sollevato dalla sedia. Gesù.
Inoltre, da noi gli omaggi al cinema di genere anni 70 li fa Er Piotta. Il che è l'argomento conclusivo, definitivo, della querelle giornalistica sul cinema italiano. Il meraviglioso (oltre alla tecnica) è che al di fuori di citazioni, omaggi, autoriflessività, strizzate d'occhio, è anche un film profondamente intelligente. Fa vedere che cos'è lo stile, che cosa sono i punti di vista, che cos'è la variazione sul tema, che cos'è la gnocca e che cosa sono gli scontri di macchina. Il computer dalle scarpe da tennis.
Un film al 100% teorico e allo stesso tempo al 100% di puro "genere"?
Secondo me si. Lui non supera il genere, non lo ibrida, né fa tutte quelle cazzate di cui parla gente che non ha la minima idea di cosa sia il genere. Ne prende la parte carnale, la mantiene, la lucida e la getta in mezzo al tavolo per rifletterci. Insomma spariglia in modo intelligente. Bisognerebbe capire come riesce a fare tutto questo. PS: io Tango e Cash lo vidi al cinema e mi piacque molto. Non me ne pento. Ah, no.
"Bisognerebbe capire come riesce a fare tutto questo" mi sembra una frase rivelatoria. c'è qualcosa di davvero misterioso nell'apparente naivite di un dialogo infinito come quello in piano-sequenza alla taverna, che dà l'idea di essere fine a se stesso e invece finisce - collegato con quello che accade nella "revenge" finale - per essere una profonda riflessione sul cinema di genere stesso. Insomma, come diavolo fa? L'abbiamo capito davvero o facciamo un atto di umiltà e ammettiamo che ne siamo affascinati e rapiti, e basta? Personalmente, per quanto mi riguarda, per ora, propenderei per la seconda ipotesi.
Si. Per ora propendo anch'io per la seconda ipotesi. Anche se secondo me l'ineffabile non regge, è una facile risposta, e bisogna provare a spiegarlo (con più tempo, con più concentrazione). Rivelatorio forse è l'inseguimento, in cui le auto anni 70 superano e sorpassano i SUV di oggi. è il simbolo dell'operazione di innesto fruttuoso e non fine a se stesso.Il mistero è nei dialoghi lunghissimi sul nulla e paradossalmente non noiosi, sempre centrati, sempre pronti ad essere rivelatori senza aver mai il tono "ecco questa è la frase storica con cui ti spiego il piccolo ma grande senso della vita". E' veramente il piacere della perdita di tempo. "Esplosioni verdi, gente che entra ed esce volando, ah, non può essere vero". Jack Burton.
Generalmente tendo a evitare di tirarlo proprio fuori, l'ineffabile. Anche perché un progetto serio c'è, ed è talmente evidente... la cosa più paradigmatica sono quelle tre diverse fotografie in sequenza - e lì l'amico Fede (che ho letto solo ora) ha scritto delle cose molto intelligenti. Sicuramente più di quelle che scriveranno quei critici caciaroni e ridanciani seduti dietro di me, che hanno fatto un casino boia e che urlavano tipo "ehi ho colto questo riferimento!" che avrebbe colto anche un ragazzino di 16 anni. Comunque sì, merita una seconda, terza visione. Personalmente, più ci penso e più lo ammiro. Ma per una volta, non freddamente. No, gasato come un ragazzino di 16 anni, appunto. Si può?
Si, le cose di Fede sono molto intelligenti. Anch'io mi sono risvegliato entusiasta come non mi capitava da tempo (forse Inland empire, ma è un'altra sensazione, ne converrai). Sai cosa? Il giochino "Ehi, ho colto il riferimento. Ammazza quanto sono cinefilo, a volte mi stupisco di me" è stupido. E si fa bene a spernacchiarlo. Quando il dito indica il cielo, l'imbecille guarda il dito, più o meno. Ma il bello è che non è superfluo. Anch'esso serve ed è organico all'opera. Si scioglie in qualcosa di superiore. Se lo fa Soderbergh, il film ti dice "ehi, guarda che risento di Tarkovskij. E colui che mi ha fatto lo ha visto e ci ha pensato".In Death Proof invece, non ha bisogno di tutti questo. Tutta l'operazione di filiazione è talmente evidente, talmente davanti agli occhi - perché è un film proprio partorito da quei film, da quel periodo -  che alla fine si preferisce concentrarsi sul brufolo che rimanda a. comunque. Io sono nato pronto.
Mi sovrasti come al solito, non c'è niente da fare. Posso solo aggiungere, è una questione di riflessi. L'altra cosa su cui sarebbe bello ragionare per tutta la vita è come sia possibile che Tarantino possa permettersi di mescolare il corpus di riferimento al corpus del suo stesso cinema - la ripresa da dentro il cofano, i close-up sui piedi delle tipe, il big kahuna burger, e via elencando e elencando - senza che questo stoni o risulti ridicolo o peggio gratuito.
Sai che direbbe Jack Burton? Jack Burton dice: no che non ti sovrasto, caro. Si potrebbe dire, è una questione di coerenza. Tra i suoi film. si potrebbe pensare a un suo maxi progetto cinefilo della memoria di un certo tipo di cinema. Ma siccome non è un cialtrone, o lo è enormemente, ma in un altro senso, non è un proposito ma una realizzazione mattone per mattone. Ma ci rifletteremo. E capiremo tutto.


Non voglio aggiungere niente, per ora - ho il sospetto che la cosa andrà per le lunghe -
tranne che Zoe Bell è effettivamente la nostra migliore amica.

un post di kekkoz alle ore 21:33 | Permalink | commenti (36) | tags: stati uniti, apollineodionisiaco


giovedì, maggio 17, 2007

[apollineo vs dionisiaco - 1]
 


Io, l'altro
di Mohsen Melliti, 2007

[spirito dionisiaco]

C'è Raul Bova che fa il pescatore e parla siciliano. C'è Raul Bova che guarda una profuga morta in mare e dice "poverini, cercano la speranza e trovano la morte". C'è la svolta thriller. Scult tra gli scult, c'è una specie di morphing tra il ritratto di Bin Laden e quello di Padre Pio. Era l'unica ragione per andarlo a vedere, e ve l'ho rovinata. Bin Laden! Padre Pio! Bin Laden! Padre Pio! Bleah.

[spirito apollineo]

La mia recensione su Cinema4Stelle.


nota: questa stupida rubrichetta si propone, almeno per oggi, di mettere un po' di ordine nella mia recente schizofrenia privata e professionale. Trovo comunque che l'immagine sia deliziosa: potrebbe diventare un'abitudine.
un post di kekkoz alle ore 00:59 | Permalink | commenti (4) | tags: italia, apollineodionisiaco


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