Chopperdi Andrew Dominik, 2000Di Eric Bana tutti sanno che è australiano, e che è fico: da dove sia spuntato questo ragazzo con la faccia da provinciale sempliciotto e il carisma dell'
uomo vero ha da puzza', da dove abbia cominciato il
comedian a mostrare il suo innegabile talento recitativo, il
trait d'union insomma, è presto detto: da
Chopper. Sfortunatamente pochi lo sanno, perché
Chopper, film molto celebre in Australia - vista l'enorme notorietà dell'uomo la cui vita racconta - e ben diffuso nei paesi anglofoni, da noi non è nemmeno uscito in sala. E' uscito in Dvd. E' uscito in Dvd in edicola.
Eppure
Chopper, a prescindere dal suo interesse storico e dal valore filmico, entrambi notevoli pur senza troppi capelli strappati, mette sul tavolino tutte le carte giuste per un
cult sublime: la storia durissima (anche visivamente: qui non ci sono i fuoricampo di Tarantino, sulle orecchie strappate) di un carcerato violento e bizzarro che diventa un romanziere da milioni di copie, vista attraverso la prospettiva di un uomo che ha interiorizzato la sua paranoia e ne ha fatta una tattica vincente sulla società (ma non su se stesso), trasformandosi in una leggenda di fronte ad un mondo che sembra modellato alla perfezione per accogliere la sua patologica mitomania, con i media pronti a celebrare - smitizzandola falsamente con l'illusione della sua poca lungimiranza - la bellezza e il fascino della sua sregolatezza.
Mark Brandon "Chopper" Read è un personaggio multisfaccettato e complesso, che Bana rende alla perfezione con un'intepretazione maniacale, di impressionante precisione, che Dominik riprende con una classe non indifferente - e non solo per un esordiente - giocando moltissimo sugli spazi (come le celle marmoree e spaziose, il buio delle case dei reietti, che siano poveracci o di successo) e anche sui rimandi cinematografici.
Taxi Driver in primis: ma se Read è davvero il Travis Bickle del secolo che nasce, la sua rabbia non ha però bisogno di esplodere.
No, la sua rabbia rimane lì, chiusa in una cella insieme a lui, e ne esce solo sotto le forme culturali epresse dalla perversa scopofilia dei media, grazie al culto della persona e dei suoi
trademark (le fotografie dei fan in posa fatte sul luogo del delitto). Culto che Read stesso però provvede a deridere: un personaggio sì evidentemente bipolare, ma non privo di una sua folle coerenza - anche morale - e cosciente di essere, lui in persona con le sue cicatrici e i suoi tatuaggi, un segno dei tempi.
Ovviamente il doppiaggio italiano fa pena. Questa volta persino più del solito. Un peccato.
Per saperne di più sul vero Mark Brandon Read, la solita Wikipedia.Il Dvd non costa pochissimo, ma nemmeno un'enormità: date un'occhiata ai prezzi.
Altrimenti c'è l'opzione Play.com: 10 eurini e vi arriva a casina [anche se probabilmente senza sottotitoli...].