giovedì, settembre 15, 2005

Clean
di Olivier Assayas, 2004

Clean è il racconto di una maturità raggiunta con la sofferenza. Non è certo il racconto di "una che ce la fa", ma piuttosto il percorso aperto di una donna che si sacrifica e (forse) vince, contro se stessa e gli altri, contro la maldicenza dei gossip, contro i buchi e il metadone, contro tutto.

Svolto tutto intorno alla magistrale interpretazione di Maggie Cheung, Clean ha in realtà una doppia articolazione: da una parte il desiderio, poi necessità, di una donna di essere madre, che diventa bisogno, poi necessità, di essere "pulita"; dall'altra la rassegnazione alla morte di una madre e il contrastante e imperterrito bisogno di perdono da parte di un uomo che, anche lui, torna nuovamente ad essere padre.

Un racconto di serenità ricercata, di una fuga dalla droga che prima è la via obbligata per riavere il proprio figlio, e solo in un secondo momento sentita: niente moralucce da due soldi, quindi, ma una storia profondamente morale, e che ci porta comunque solo alla fine della ricerca, e non alla sua realizzazione. E oltre a questo, un "roadless road movie" a cavallo tra quattro città-nazioni (Parigi, Londra, Vancouver, Los Angeles), fotografate con affetto e cinismo dallo stesso Eric Gautier di Irma Vep, fino a quel canto, alla realizzazione (forse) del proprio sogno, all'uscire fuori a respirare l'aria "pulita" di L.A.

Nick Nolte, sornione e bofonchiante, è al solito monumentale, ma Maggie Cheung è semplicemente incredibile, e lo è in tutte e tre le lingue che padroneggia nel film (francese, inglese, cantonese: è un'idiozia vederlo doppiato), tra elementi autobiografici (la fine della relazione con Assayas), lacrime e sorrisi, e una vena autodistruttiva scritta sul volto e nella voce che va pian piano trasformandosi in maternità, sotto i nostri occhi, e come un miracolo, in lacrime. Immensa, Maggie.

Formidabile, va detto, anche la regia di Assayas (pezzi da novanta: le focali corte nella splendida sequenza della sala da biliardo, o il piano-sequenza in cui Emily scende nel garage del ristorante a impasticcarsi), e davvero strepitosa la colonna sonora: molta farina del sacco di Brian Eno, oltre alla bellissima canzone che David Roback (che appare alla fine) ha scritto per la voce di Maggie Cheung: vi sfido a non commuovervi.
un post di kekkoz alle ore 16:06 | Permalink | commenti (16) | tags: francia



Commenti
#1   15 Settembre 2005 - 16:57
 
Il Rabdomante ti cerca
utente anonimo

#2   15 Settembre 2005 - 19:25
 
Difficile non farlo...
Bravo, bel post davvero.

Ciao
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#3   15 Settembre 2005 - 21:20
 
kekk, volevo segnalarti che anche un mio amico ha fatto la marketta :P a lidobloggers
http://ilgrandecocomero.splinder.com/1125951531#5628484
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#4   15 Settembre 2005 - 21:25
 
quinta riga dal fondo: "..in cui Emily..". per il resto ci siamo ricompattati. monumentale nick nolte, monumentale il tuo secondo paragrafo. che si fa? quattro pallette e mezzo?
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#5   16 Settembre 2005 - 10:59
 
a me era piaciuto "'l'eau froide".
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#6   16 Settembre 2005 - 13:32
 
Io l'ho indicato come uno dei dieci film migliori dell'annata 2004-2005, quindi sotto le 4 e mezzo non vado :P
utente anonimo

#7   16 Settembre 2005 - 13:54
 
@rabdomante: mi hai trovato.

@m-arte: grazie mille! era sentito.

@rob81: buono a sapersi.

@claudio: addirittura monumentale? beh, sì, direi quattro o quattro e mezzo, comunque meritate. refuso vergognoso, che ora vado a correggere.

@diderot: ahimé, di assayas ho visto solo questo e irma vep, ma progetto di vedere presto Demonlover.

@gokachu: sulla connection gliene hai date 4, a suo tempo, ma si è sempre in tempo per rivedere i propri giudizi.
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#8   16 Settembre 2005 - 14:13
 
Ero più fresco di visione epiù obbiettivo, il tempo è signore e fa dimenticare i difetti. A volte infatti alcuni film me li dimentico completamente ^^
utente anonimo

#9   16 Settembre 2005 - 14:14
 
Diciamo allora che l'ho indicato tra i migliori 10 della stagione eprché non ce ne erano solo nove al più da quattro stelline e mezzo o cinque ^^ E mi son dimenticato di inserire The Village!
utente anonimo

#10   16 Settembre 2005 - 14:32
 
io non ragionando ad annate ma ad anni solari (lo so che è "sbagliato", ma mi piace l'idea che non sia una classificazione arbitraria), saprò la posizione di clean solo alla fine dell'anno.

altuccia, per ora.
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#11   16 Settembre 2005 - 15:00
 
lunedi sera di ritorno da milano vorrei fermarmi a bologna per le proiezioni dell'europa cinema.Ti faro uno squillo dalla stazione di bologna.scusa ma utilizzo una tastiera islandese....naturalmente se hai possibilita di ospitarmi ne ne sarei grato.ciao
utente anonimo

#12   16 Settembre 2005 - 15:07
 
nic, ti ho risposto in email.
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#13   16 Settembre 2005 - 19:13
 
anche a me gli anni piacciano solari, gli oscar non gli assegnano così?

e comunque il risultato non cambia: topten anche da me.
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#14   17 Settembre 2005 - 10:35
 
Sicuramente c'è quello che dici ma sembra che Assayas non per pudore ma per focale di sguardo non riesca davvero a entrare sotto pelle alla protagonista del film. C'è una patina costante, in tutta la pellicola, che avvolge e opacizza le emozioni.
Ho trovato straordinaria la scena dell'incontro tra Nolte e Maggie quando il bimbo non vuole vedere la madre, per il contrappunto tra la freddezza glaciale del bar e la desolata inquietudine dei due primi piani. Ecco, come sempre mi pare che Assayas, dia il meglio di se nei contrappunti pieno-vuoto. Ma che alla lunga questo crei un manicheismo di fondo che resta solo superfificie.
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#15   20 Settembre 2005 - 00:11
 
David Roback? Quello degli Opal e dei Rain Parade? Un grande!
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#16   19 Ottobre 2005 - 01:41
 
la cheung ha strameritato la palma, ma fa anche piacere ritrovare un grandissimo Nolte. finalmente in un ruolo degno (vorrei si dimenticasse quell'obbrobbrio di Hulk -_-").
l'aspetto curioso è che Assayas somiglia non poco a Truffaut... (fisicamente proprio).
mh, vabbè una chiosa che niente c'entra con la cinefilia. ho sfociato nel gossip...
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