Memories of murder (Salinui chueok)di Bong Joon-ho, 2003Una bellissima conferma: il secondo film di
Bong Joon-ho è bello quanto il primo, il bizzarro e stupefacente
Barking dogs never bite. Anzi, persino di più.
Una storia (vera) di omicidi seriali nella Corea dei terribili anni '80 si trasforma nelle mani di Bong sia in una riflessione storica sulla dittatura e sulla provincia coreana, sia in uno studio attento di personaggi, dove la
recherche dell'assassino perde importanza rispetto al metodo, e dove non ha più molta rilevanza il fatto di cronaca in sè, ma il background da cui è scaturito e gli approcci emozionali del contesto storico.
A partire dalle classiche dicotomie città/campagna e (fin dalla prima sequenza) luce/buio, i due straordinari protagonisti interpretano dall'interno e dall'esterno il viaggio infernale in una provincia dove regna la paranoia, dove l'impotenza provoca reazioni di violenza, e l'intelletto cede il passo alla furia. Davvero difficile scegliere il "miglior attore" tra Song Kang-ho e Kim Sang-kyung, perché lo spessore quest'ultimo viene fuori più lentamente rispetto al fascino e alla presenza immediata del primo.
Durissimo e di grande impatto emotivo, disturbante e commovente, il film è anche retto dalla capacità di Bong di giocare, fin quando è concesso dal dramma, e soprattutto nella prima parte, con un umorismo cinico e nerissimo come quello dimostrato nel film precedente. E al di sotto del mostrato e del celato, delle metafore storiche, dello sconcerto, delle risate e del dolore, di cadaveri nella pioggia e di volti dolenti difficili da dimenticare, c'è uno stile già maturissimo fatto di piani infiniti, di una gestione perfetta degli attori e degli elementi all'interno del quadro, e qualche momento esplosivo (bellissimo l'inseguimento).
Niente male per un autore poco più che trentenne: non possiamo che aspettarci altre grandi cose da lui, ma
Memories of murder è già un
grandissimo film, tra i migliori film coreani tra quei (pochi, purtroppo) che mi sono capitati tra le mani. E ancora una volta, la speranza di vederlo da noi, anche se qualunque doppiaggio ne rovinerebbe l'incredibile intensità. Come quegli urli di rabbia, sotto la pioggia, sul binario di un treno.