Fahrenheit 9/11
di Michael Moore, 2004
Fahrenheit 9/11 è un film importantissimo, e ammirevole per la tenacia (non il coraggio) con cui è stato scritto e girato da Moore. La maggior parte delle cose che vengono dette sono sotto gli occhi di tutti, altre cose si possono sapere senza problemi ma nessuno ne parla, altre ancora (in piccolissima parte) sono mezze novità, almeno agli occhi di un europeo disinformato. Andrebbe visto da tutti, e in fretta, per avere anche questa visione del mondo in cui viviamo.
Ma. Ma il mio giudizio vuole (e DEVE) essere cinematografico, non civile. Dunque, daccapo.
Se l'ultima fatica (e che faticaccia) di Moore non funziona del tutto, o non come vorrebbe, ma soprattutto non come potrebbe, non è per la sua natura documentaristica. Sfalsiamo un mito: Fahreheit 9/11 è un film, ed è anche un documentario. Le due cose non si escludono a vicenda. Ora, è un buon documentario? Ed è un buon film? Le pecche spuntano come funghi da entrambi i lati.
La cosa che convince di meno è l'impressione di trovarsi di fronte a un prodotto senza una linea precisa, senza un'idea di fondo che non sia onnicomprensiva, che affastella (prima parte) fatti e opinioni incontrovertibili con una straordinaria furia iconoclasta, suscitando vergogna, indignazione e risate in modo perfetto.
Per poi buttarsi in una seconda parte assai legittima ma estremamente ricattatoria. E' davvero l'unico modo di raccontare l'occupazione irakena, questa pornografia del dolore? Non ne sono sicuro, ma non credo proprio, sempre per il discorso sull'etica della rappresentazione. Insomma, inizia con la testa, vorrebbe svoltare sul cuore, ma finisce ahimé con lo stomaco.
Personalmente, preferisco la testa. Anche perché Moore ce l'ha eccome, la testa: lo dimostrano la non-visione audiofonica della strage delle Twin Towers, la colonna sonora, l'ironia, lo stile beffardo con cui si rivolge alle autorità. E la prima parte è ottima. Ma anche lì l'autore a mio avviso fa un piccolo errore: la premessa di Moore (l'illegittimità presidenziale di Bush, che non mettiamo certo qui in dubbio) è tirata via senza troppa attenzione, e con una confusione che porta a farla scomparire in fretta nel buio.
Riassumendo... Insomma, mi ripeto in modo pedissequo: andate a vederlo tutti. E' una buona alternativa all'informazione mainstream. Ed è anche piuttosto divertente, e (se cedete a un piccolo ricatto) anche parecchio commovente. Se invece volete un giudizio da "giovane cinefilo", è un documentario realizzato con troppa furia e con poca cura, con un ritmo altalenante e con parecchie cadute di stile.