mercoledì, aprile 21, 2004

Ventaglio bianco

Quasi del tutto inutile fare un post su Ventaglio Bianco (ovvero The young master, ovvero Shidi Chuma). Mi sembra invece doveroso sottolineare la passione che mi lega al cinema di (e/o con) Jackie Chan. Spesso mi capitano facce incredule quando affermo questa mia personale devozione, ma non posso che amarlo.

Almeno, fino al 1998, fino a Senza nome e senza regole, ultimo scampolo già occidentalizzato del suo genio. Dopo, c'è l'inevitabile major-declino. Prima, c'è First strike, Terremoto nel Bronx e Mr. Nice Guy. E prima ancora, Bambole e botteLa gang degli svitati, Prima missione, e molti altri che non vedrò mai. Ventaglio bianco è una sorta di nocciolo del suo cinema, e infatti contiene alcune delle scene più incredibili da lui mai girate, ed è tra i suoi film migliori, tra quelli che ho visto (forse anche più di Project A o Supercop, i miei preferiti).

Il cinema di Chan è un universo da (ri)scoprire, perché è di un genere "povero" (il cinema popolare di arti marziali non è King Hu), ma fatto con materie primigenie e con una leggerezza irresistibile: kunk fu che diventa slapstick, combattimenti che diventano numeri da musical. Il tutto (salti, botte, acrobazie) sul suo corpo. Ci sarebbero da scrivere decine di trattati sul corpo-cinema di Chan, sul suo giocoso masochismo, sulla sua concezione dell'immedesimazione, del rischio, del corpo volante. In attesa invana di un suo ritorno in gloria, mi diverto malinconicamente con Ventaglio Bianco.

un post di kekkoz alle ore 15:55 | Permalink | commenti (10) | tags:


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