mercoledì, agosto 20, 2008

Fighter
di Natasha Arthy, 2007


Pensare al cinema danese contemporaneo come a una cinematografia che si confronta quasi esclusivamente con meccanismi del realismo sociale non è propriamente una prospettiva erronea. O almeno, seppur banalizzante, non è così lontana dalla realtà: se l'eredità del Dogma è estremamente sentita, ed escluso l'altisonante Lars Von Trier, i primi nomi che vengono in mente sono pur sempre quelli di Thomas Vinterberg, Susanne Bier, Anders Thomas Jensen. Fighter di Natasha Arthy rappresenta sia una via alternativa sia, allo stesso tempo, un'applicazione di questi stessi meccanismi a un genere del tutto diverso da quelli a cui ci ha abituati il cinema di quel paese - o almeno quello distribuito da noi: ovvero, il film adolescenziale - in danese, ungdomsfilm.

Il quinto film della regista trentanovenne, passata anch'ella dalle forche dogmatiche con il film #32 della serie Old, New, Borrowed and Blue, è infatti il tipico film sportivo che racconta di una giovane donzella che nell'affrontare la propria passione si deve scontrare con le incomprensioni e la chiusura mentale del suo gruppo etnico. Un po' come Sognando Beckham, per capirci: solo un po' più cupo e serio, al posto degli indiani ci sono i turchi, e al posto del calcio c'è il kung fu. E qui viene il bello: perché come ogni film sportivo che si rispetti, anche Fighter è costruito su una quantità di scene di combattimento (e non solo: ci sono anche le corse-parkour tra i tetti di Aicha ed Emil) che la Arthy, nonostante il montaggio ci vada giù pesante con gli effettoni, gestisce con una notevole maestria - che se non è ovviamente quella dei classici, dà montagne di polvere a molti dei filmetti simili che vengono prodotti da sempre negli Stati Uniti.

Più che altro, come si accennava in apertura, la Arthy trova un'equilibrio davvero riuscito tra le esigenze del cinema impegnato e quelle del film d'intrattenimento per un pubblico giovane, raccontando una piccola storia di passione sportiva che prosegue la tradizione di, che so, Karate kid, ma insieme dipingendo un convincente affresco della comunità turca di Copenhagen e raccontando una storia di integrazione impossibile che, alla fine, sa giostrarsi bene tra speranza, dolcezza e inevitabilità. Impossibile in ogni caso togliere merito alla spettacolare performance atletica della giovane protagonista: Semra Turan, esordiente al cinema, ma campionessa di arti marziali a livello nazionale.


Il film è uscito in patria a Dicembre, ed è stato poi presentato a Berlino nella sezione Generation 14plus. Uscirà in Germania il prossimo Ottobre. Nonostante la sua estrema vendibilità, non c'è ancora nessuna notizia di una distribuzione italiana.
un post di kekkoz alle ore 12:03 | Permalink | commenti | tags: danimarca



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