A Venezia... un dicembre rosso shocking (Don't look now)
di Nicolas Roeg, 1973
Tre sono le sequenze che spiccano maggiormente in questo incredibile secondo film di Nicolas Roeg, meno celebre da noi che in patria, dove è invece considerato tra le massime vette del cinema inglese, tanto da meritarsi un ottavo posto nella nota
Top 100 del BFI, forse a causa dell'improbabile titolo italiano o forse per il ridotto numero di passaggi televisivi dovuto a - ovvi - problemi con la censura.
La prima è quella che apre il film: un incredibile pezzo di cinema in cui ogni certezza linguistica (e, scopriremo procedendo nella storia, narrativa) viene immediatamente spazzata via, in modo sistematico e assolutamente sperimentale, trasformando gli stacchi tra le inquadrature in veri e propri connettori psichici, e facendo del montaggio stesso un sistema associativo a sé stante, senza precedenti. Che porta sì, inevitabilmente, alla tragedia: ma il geniale stacco finale spezza la sequenza con un utilizzo dell'anticlimax che risulta ancora oggi sconvolgente.
La seconda è quella, arcinota e lunghissima, dell'amplesso tra Donald Sutherland e Julie Christie: una sequenza che fece molto parlare di sé per la sua estrema franchezza, e forse
troppo, distogliendo il discorso sul film da altri caratteri dell'opera. Ma si tratta certamente - con il suo dissacrante e innovativo montaggio parallelo tra il coito e il
post orgasmic chill - di una delle sequenze (non solo "di sesso") più seminali della storia del cinema. Ultimo, l'inseguimento finale, in cui la fiaba di Cappuccetto Rosso viene replicata tra le calli e i rii veneziani per poi essere ribaltata e macchiata col sangue.
Ma tutto il resto del film di Roeg, a distanza di 35 anni, è ancora un vero gioiello di cinema europeo, e tramite il suo linguaggio liberissimo, furioso e analitico al tempo stesso, pieno di presagi e follemente innamorato dei dettagli che li compongono (come il tema dell'occhio, della vista, reiterato ossessivamente fin dal titolo), con la sua Venezia "laterale", fredda e cupa, è ancora un film capace di perturbare, per i suoi mille misteri ancora irrisolti (il vescovo di Massimo Serato, il commissario di Renato Scarpa), ma anche solo con una risata, inquietante come poco altro, di fronte a uno specchio sbiadito - o una diapositiva macchiata di rosso, come il futuro funesto che non aspetta altro che poter consumare la sua catarsi.
Don't look now ha avuto una storia distributiva digitale piena di ostacoli, con un'edizione passata insoddisfacente che ancora circola nella foresta nera del p2p: il modo migliore di goderselo è recuperare l'economicissimo DVD dell'edizione speciale inglese.