The girl next door
di Gregory Wilson, 2007
Per non far confusione con l'omonima commediola di qualche anno fa con Elisha Cuthbert, è bene raccontare brevemente di cosa si tratta. Anche perché qui c'è poco da ridere.
Nel 1965 Sylvia Likens, un'orfana sedicenne di Indianapolis, venne segregata e torturata dalla donna a cui era stata data in affidamento, Gertrude Baniszewski, con l'aiuto dei suoi figli e di alcuni ragazzini del vicinato. A questi fatti tragici, molto noti negli States anche a livello di immaginario, si ispirò Jack Ketchum nel 1989 per il libro di semi-fiction (da noi inedito)
The girl next door, da cui è tratto questo film, uscito direttamente in DVD lo scorso Dicembre. Direttamente ai fatti è invece ispirato il film
An American Crime (con Catherine Keener e Ellen Page) che ha fatto molto parlare di sé al Sundance dell'anno scorso, e che pare sarà proiettato direttamente in tv, sulla rete via cavo Showtime.
The girl next door ha molto della produzione
straight-to-video: ha quella patina che rivela la carenza di mezzi, i volti e le performance che lo popolano sono quelle del cinema di serie B, la pellicola è tagliata con l'accetta e cauterizzata da una spietata essenzialità. Ma per una volta, è difficile indicare queste cose come difetti: sono anche l'ingenua prevedibilità con cui è descritto il microcosmo del sobborgo borghese americano (Stephen King l'ha definito "il lato oscuro di
Stand by me"), i capelli dei ragazzini colmi di brillantina, le birre e le sigarette davanti alla tv, a far sì che sia così terrificante il passaggio in cantina della seconda parte del film.
Ma se il film di Wilson riesce a colpire così a fondo è proprio perché non si limita a opporre una prima parte "solare" a una "notturna", ma fa sì che la luce e il buio si compenetrino, donando alla vicenda ulteriore inquietudine e un senso di oppressione e di angoscia che non lascia scampo - sia quando siamo costretti a
immaginare cosa succederà (ancor peggio, si suppone che lo si sappia fin da principio), sia quando siamo costretti (con un uso del fuoricampo saggio e scaltro insieme) a
vedere. In ciò è assolutamente essenziale il punto di vista del giovane David, combattuto tra la rivalsa, il terrore, l'eroismo, e la più morbosa scoperta del desiderio.
Un piccolo film, forse imperfetto e minore, ma onestamente inquieto e scomodo - quando non più propriamente un pugno nello stomaco.
Difficile, SKY permettendo, che vedremo mai questo film dalle nostre parti: se vi interessa davvero molto e se le regioni non sono un problema, si può aquistare qui.