Un'impresa da Dio (Evan Almighty)
di Tom Shadyac, 2007
Non lo so che cosa avevo per la testa, quando ho pensato per più di qualche minuto che il sequel di
Bruce Almighty (da noi
Una settimana da Dio) sarebbe potuto essere un film migliore, o quantomeno decente, solo perché la cosa migliore del film precedente - ovvero Steve Carell, là nei brevi panni di
villain - era stato promosso a protagonista. Quando arrivarono i primi teaser ebbi anche il coraggio di pensare "ehi che bello, qui c'è Steve Carell, magari questo non sarà una sequela di sequenze noiosissime inframmezzate da cosette divertenti che però avevamo già visto nei trailer", senza badare al fatto che dietro la macchina da presa c'era sempre quel delinquente di Tom Shadyac. Cosa avevo per la testa?
Se leggiucchiate review e preview in giro per la rete sapete già che
Evan Almighty negli USA ha fatto schifo praticamente a tutti: per dirne uno, Richard Roeper l'ha definito "uno dei peggior sequel di sempre" (dando però la colpa all'assenza di Jim Carrey e paragonandolo addirittura ai pazzeschi sequel di
Dumb and Dumber e
The Mask) e il pubblico, pur riempiendo prevedibilmente le sale, pare abbia fatto molto meno sfaceli del previsto. Quello che forse non sapete invece è che non hanno preso un abbaglio:
Evan Almighty è un pessimo film, tediosissimo e prevedibile, che riesce - peggio del suo predecessore - a buttare al vento un'idea carina (il protagonista che non diventa semplicemente "un nuovo Noé", ma che si trasforma letteralmente nell'iconografia classica di Noé), a sprecare il talento del suo attore protagonista, arrivando pure a far risultare antipatica la presenza di gente come Wanda Sykes e John Goodman. Colpa soprattutto di una sceneggiatura raffazzonata e per nulla divertente, tipo "avremo già un monte di soldi senza fare alcuno sforzo, perché sbatterci a scrivere uno script decente?".
Si salvano giusto un paio di sequenze, tra cui chiaramente quella dell'inondazione (spettacolare per essere in una commedia: infatti intorno ad essa tutto il resto suona fastidiosamente pretestuale) o quelle in cui Evan si accorge di non potersi radere o di poter indossare solo la veste biblica a lui assegnata, ma poco altro. Anzi, sinceramente, non riesco a ricordarmi una scena che mi abbia fatto, non dico sganasciare o ridere come avrei voluto, ma anche solo sollevare un sopracciglio, o sorridere. La sensazione che lascia dentro piuttosto è sconforto, e tristezza. E se la cosa più sconfortante e triste è - anche questa volta - vedere Carell buttarsi via così, tutto il resto non scherza.
Nei cinema dal 28 Settembre 2007