Hostel 2
di Eli Roth, 2007
Sapete, avrei voluto scrivere due o tre righe su questo sequel del film del 2005, magari confermando i miei pregiudizi (molto negativi), e liquidando il tutto con un "chi se ne frega". Il problema con
Hostel 2 non è che il film mi abbia positivamente scioccato, ma che - al contrario del primo - qui ci sarebbero davvero un sacco di cose da dire. Se
Hostel 2 non è infatti ancora un "buon film" - perché basato su un approccio che sa essere "sanguigno" solo per vie traverse - di sicuro è più interessante e stimolante del precedente.
Mi sento di condividere molto di quanto scritto dall'amichetto
Gozu, anche se forse in modo persino meno entusiasta, ma il punto è quello: Eli Roth spinge su entrambi i pedali, sia nel versante "cazzone" del suo cinema (mi si perdoni il termine, ma lo trovo appropriatissimo), sia nel versante più serioso e dalle tendenze socio-metaforiche, cosa ben evidente già dai tempi di
Cabin fever. Così, quando il film vuole essere scemo è scemissimo (vedasi tutta la parte conclusiva, con tanto di dettagliata evirazione - sì, GLI TAGLIA IL CAZZO, E LO DA' IN PASTO AI CANI - e partitella finale con la testa della troia slovacca come pallone, o il gustoso cameo, ovviamente cannibalesco, di Ruggero Deodato), poi tutto d'un tratto diventa cupo e serissimo, e cerca di dire cose quantomeno credibili sul potere eccetera eccetera. Inutile sottolineare quale delle due cose venga meglio all'amico sylariforme di Quentincoso, e quale gli venga davvero maluccio.
Tutto l'apparato
gore invece non fa né caldo ne freddo, se avete visto almeno due o tre horror in vita vostra,. Magari, ecco, la doccia di sangue dà qualche brivido - ma non per il sangue in sé, suvvia, bensì perché vi era coinvolta la nostra amata Heather Matarazzo. Però, tutto sommato, Roth riesce a fare un passetto avanti rispetto al suo passato recente, la tiene bella corta, non stufa troppo, e azzecca - non so nemmeno io come - almeno due sequenze da manuale: una è quella dell'asta, l'altra è quella della "educazione morale" dei ragazzini slovacchi.
Dimenticandosi tutti le solite stronzate sull'Est Europa e soprattutto la tremenda macrosequenza ambientata in Italia (che però può colpire con la sua impressionante imbecillità soltanto noi italiani, almeno credo) e abbassando le pretese al massimo, me la sono abbastanza goduta. Perdonabile.