Sunshine
di Danny Boyle, 2007
La prima considerazione che mi è venuta alla mente durante e dopo la visione di
Sunshine è stata di natura sinestesica. Ovvero, la completezza e il talento con cui Boyle lavora sulla relatività polisensoriale nella trattazione della paura (cinematografica), e non solo. Buio come assenza di luce, come da copione, ma soprattutto luce che avvolge. Entrambi che uccidono. E così il freddo, e - ovviamente - il caldo. Idem.
La seconda considerazione è quella che hanno fatto in molti: ovvero, che
Sunshine è uno di quei rari, rarissimi casi - ed è un complimento - in cui le ambizioni più enormi portano imprevedibilmente ai risultati migliori, e non a svaccare nel ridicolo. E' segno che Boyle qualcosa da dire ce l'aveva davvero, se l'unica (lunga) parte del film in cui si "abbassa" a convenzioni da cinema di genere è quella che funziona meno. Perché se fosse rimasto tutto la mistura di kolossal europeo con aspirazioni globali (per il cast internazionale, per la grandeur visiva - soprattutto di certe impressionanti plongée spaziali) e claustrofobia d'appartamento che è tutta la prima ora abbondante di film, o il generosissimo miscuglio di pamphlet filosofico e cinema sperimentale che è tutto il finale (in cui lo spazio e il tempo - anche cinematografici - si dissolvono in un'assoluta distorsione, acida ma non meramente lisergica), sarebbe stato davvero ad un passetto dal capolavoro.
Ma questi non sono che un paio di pigri appunti buttati distrattamente sul pavimento, prime - e forse uniche, almeno scritte - riflessioni su un film che speriamo faccia ancora parlare di sé, al di là di qualche ovvia incomprensione a venire. Si sarebbe potuto parlare della colonna sonora degli Underworld, perfetta. O di molto altro ancora. Ma in realtà la cosa più rilevante di
Sunshine - ed è impossibile non metterla in primo piano - è l'emozione pura, quella che - come volgarmente si usa dire - "ti tiene incollato alla poltrona", e che ti fa stringere i braccioli di quest'ultima mentre Capa sfiora sorridendo un muro di fuoco, mentre Corazon scopre morendo una nuova vita, mentre Searle urla "cosa vedi? cosa vedi?". Quella che ti fa avere paura, paura palpabile, reale, che ne venga una risposta.
In sostanza, uno dei film più suggestivi ed eccitanti degli ultimi tempi, uno di quelli che rivedresti immediatamente. E sai che forse andrebbe persino meglio.