Una notte al museo (Night at the museum)
di Shawn Levy, 2006
Lo so, cosa vi credete. Vi ho visti. Lo so che non vedete l'ora che esca, per un motivo o per l'altro. Magari perché vi piace Ben Stiller, o Owen Wilson, o entrambi. Perché ci sono un sacco di mostri. Perché c'è Dick Van Dyke in un film per ragazzi, e non vi sembra vero. Perché scoprite che Mickey Rooney sta ancora in piedi, e non vi sembra vero. Lo so, ci sono passato anch'io. Ma sono qui per avvertirvi: statene fuori, dallo stramaledetto museo.
Prendete tutto ciò che più odiate della parte malata di Ben Stiller (uomo che ha notoriamente una parte sana e una parte malata, lo sanno tutti), i suoi strabuzzamenti d'occhi e i suoi tempi morti, metteteci intorno la vicenda-pretesto più banale che vi possiate immaginare, una sorta di (come mi è stato suggerito)
Muccino for dummies con dialoghi familiari che sembrano scritti su quadrati di carta igienica (per spessore e dimensione, ma anche per l'uso che potreste farne), unite a questo pure Carla Gugino che non si è ancora rassegnata al non poter essere una star con un cognome simile, e concludete con badilate e badilate di noia. Et voila, avrete la parte diurna.
Per la parte notturna, non è che vada molto meglio: gli effetti speciali saranno anche eccezionali ma dopo una quindicina di minuti, dopo che hai capito il meccanismo, il dinosauro che scodinzola, bello, e ti sei già bello che rotto. Ma peggio ancora, le gag. Le gag. LE GAG. Qui scritte - insieme a tutto il resto del film, si intende - da due dei creatori di
Reno 911 in evidente stato confusionale, come capita troppo spesso a Stiller quando (vedi
Meet the parents) non viene tenuto a bada da un regista capace (o da se stesso, se capita nel giorno sano), sono quasi tutte sbagliatissime e stiracchiate fino ai limiti dell'umana sopportazione. Il doppiaggio - oltre ai soldati romani che parlano romanesco
et similia - non aiuta, e ne stravolge completamente la gran parte: vi invito a contare le volte in cui guarderete il vostro partner o il pubblico intorno a voi per capire se provano il vostro stesso senso di imbarazzo.
Dopotutto stiamo pure parlando di Shawn Levy, mica di Robert Zemeckis, ma sinceramente credo che, continue cantonate di target a parte, nemmeno un bambino si possa divertire granché con questa roba. Forse giusto un bambino americano, ecco. Magari il tipo di bambino che desidera anche visitare un simile, ridicolo, inutile, orribile e stupido museo.
Si salvano dal disastro la fotografia di Guillermo Navarro, operatore di Del Toro, qui sprecatissimo ma con qualche guizzo eccessivo come ai vecchi tempi, e soprattutto Ricky Gervais, che si inventa una variazione del suo personaggio in
The Office (versione britannica, si intende), e fa semplicemente morire dal ridere ogni volta che apre bocca. A costo di immaginarselo però, perché in italiano l'accento inglese è diventato un tono lievemente effeminato.
Credo di non dover aggiungere altro.
Nei cinema dal 2 Febbraio 2007