Una scomoda verità (An inconvenient truth)
di Davis Guggenheim, 2006
"I'm Al Gore, I used to be the next president of the United States. I don't find that particularly funny."
Il film di Davis Guggenheim, figlio del premiatissimo documentarista Charles, è una sorta di "versione filmata" dello
slide show che che Al Gore, ex (e forse anche futuro) candidato dei Democratici per la Presidenza degli Stati Uniti, tiene da molti anni in giro per il mondo, illustrando con l'ausilio di dati scientifici e con un tono tendenzialmente demagogico, ma senza dubbio di grande effetto, le cause e le possibili conseguenze del
global warming. E soprattutto negli Stati Uniti, la cui attuale amministrazione, come tutti sappiamo (vero? vero che lo sappiamo? eh?), non ha aderito al protocollo di Kyoto (come direbbe il Bush di Crozza, "perché non so cosa vuol dire protocollo") l'argomento è tra più caldi che si possano affrontare.
Mentre metà abbondante del film è appunto lo
slide show filmato, il resto si concentra sulla figura pubblica e anche privata di Gore, narrata dalla sua viva voce. E fa un effetto un po' strano sapere tutti questi particolari su di lui, visto che dalle nostre parti ai tempi della sua candidatura era considerato più che altro - o meglio, raccontato come - una mera controparte di Bush, mentre dal documentario ne esce l'immagine di un uomo entrato nella vita politica proprio per combattere queste battaglie, e uno che di ambiente si è sempre occupato come priorità politica e umana. Ed è questo forse l'aspetto più interessante - o forse il più inatteso - del film: non solo argomenti tanto interessanti quanto inquietanti (a tratti terrificanti e spaventosi), ma anche un film su un uomo e la sua personale ossessione.
Che poi questa ossessione sia vera o meno, che insomma Gore sia in buona fede o meno, che sia tutta campagna elettorale come molti maligni hanno scritto (anche se il film ha ottenuto giustamente un'accoglienza critica molto più che entusiasta) o meno, non sta a noi deciderlo. E non ci importa nemmeno. Perché quello che
An inconvenient truth trasmette è un messaggio giusto, è un messaggio che trascende
assolutamente le schermaglie politiche, ed è un messaggio che abbiamo voglia (e paura) di sentire, che abbiamo
bisogno di sentire. In un certo senso, guardando il film si fa persino poco caso all'immagine agiografica, quasi da martire, che Guggenheim fa di Gore, e che soprattutto Gore fa di se stesso. Perché quello che è certo, e quello che conta, è che simili dubbi non annullano né sminuiscono l'incredibile, incredibile impatto emotivo - e l'importanza - di ciò che ci viene detto.
L'unica cosa che rimane da dire è che questo film va visto. Punto. Qualche critico negli States l'ha definito un "dovere morale", e per gli statunitensi - responsabili di un terzo del riscaldamento del globo - non è propriamente un'iperbole. Per quanto riguarda noi italiani, se anche qualcuno ha vivaddio deciso per noi che aderiamo al protocollo di Kyoto, non mi sembra il caso di sentirci meno colpevoli e non significa che dobbiamo comprarci tutti un Cayenne.
Quindi,
andate a vederlo. Il film esce al cinema il
19 Gennaio 2007.
Andate a vederlo. Non è un affaire politico, la destra e la sinistra qui non c'entrano niente.
Andate a vederlo. Non volete spendere soldi?
Procuratevelo in qualche altro modo. Non avete nemmeno un'ora e mezza di tempo? Uff.
Fatevi un giro da queste parti, e poi ne riparliamo.