Mamma mia!
Il matrimonio di Lorna (Le silence de Lorna)
Parigi (Paris)
Speed Racer
Sparrow (Man jeuk)
Hallam Foe
Rachel getting married, di Jonathan Demme
Venezia 65, Concorso
Con il suo ritorno al cinema di fiction dopo una parentesi documentaristica, Demme mostra di aver fatto tesoro dell'esperienza accumulata - che l'ha cambiato enormemente, professionalmente e forse anche umanamente. E sceglie di raccontare il ritorno a casa di Kym, una giovane ex modella uscita da 9 mesi di rehab per il matrimonio della sorella Rachel, con uno stile di messa in scena che ricorda più i modi del documentario che quelli del cinema tradizionale - con la camera a mano che riprende i preparativi e le nozze con una spontaneità e una libertà quasi naturalistiche, con l'aiuto del formidabile cast e dell'uso davvero geniale della musica intradiegetica. Nonostante non si rinunci a raccontare una storia persino risaputa, nel senso migliore del termine (cioè convenzionale ma per nulla rassicurante) con tutti i "movimenti" classici del caso. La forza e la bellezza di Rachel getting married, uno dei film migliori del concorso di quest'anno e tra i miei favoriti della Mostra tout court, sta proprio qui: nell'essere insieme tradizionale e sperimentale, classico e nuovissimo - oltre alla possibilità di sfoggiare interpretazioni eccezionali come quella di Anne Hataway da una parte, ma soprattutto - piccola ossessione personale - l'eccezionale prova "di sostegno" della splendida e bravissima Rosemarie DeWitt. E pensate un po', nella freddezza di questo post ho dimenticato di dire che esperienza emozionale assolutamente devastante sia, Rachel getting married. Beh, lo è.